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Chère école...
Nel weekend, la rubrica giornaliera #unjourunobjet si riposa...
Ne approfitto, allora, per condividere con voi una lettera scritta ad un'"amica" lontana, ma mai come ora così cara...

Cara scuola,

cerco inutilmente tra le mura di casa distrazioni e occupazioni che mi tengano lontana dai pensieri cupi e bui di questi giorni, da quella fitta lancinante e dolorosa che ha trafitto i nostri cuori e ha preso dimora sui nostri volti stanchi e tristi.

Allora, il mio pensiero consolatorio corre a te, a quell’universo familiare e caro dove sono entrata piccina, con la curiosità di una bambina timida, ma affascinata da un nuovo mondo tutto da scoprire, e dal quale poi, per scelta, per essermene perdutamente innamorata, ho deciso di non andarmene mai.

Ho sempre avuto la fortuna di non ammalarmi troppo spesso dunque, sia da studentessa che da prof, sono stata lontana da te solo pochi giorni in questi 45 anni. Ma ora, le tue porte si sono chiuse, non perché dopo i pianti e gli abbracci nel cortile dell’ultimo giorno di scuola, siano iniziate le tanto attese vacanze estive, ma perché un nemico invisibile è giunto inatteso nelle nostre vite e ha dettato le sue terribili leggi di solitudine e di divisione. L’ansia e la preoccupazione, miste a speranza, dei primi giorni hanno lasciato presto spazio alla triste e lacerante consapevolezza che, tra le tue mura, tra i tuoi corridoi, nelle tue classi calde, accoglienti e piene di luce non potremo tornare per molto tempo. Dopo lo sconcerto, l’agitazione, il desiderio di trovare un rimedio immediato a quanto stava succedendo, ci siamo messi al lavoro, con determinazione, impegno, coraggio, immensa fatica e tanta voglia di regalare ai ragazzi uno spazio di incontro, un ritaglio affettivo di quotidianità, di relazioni, di vita vera.

Da qualche giorno posso parlarvi, il mattino, dietro lo schermo di un pc; vi vedo arrivare davanti alla webcam con lo sguardo ancora assonnato, il vostro pigiama in bella mostra, intravedo lo sfondo delle vostre camerette o i fratellini più piccoli a curiosare accanto alla scrivania: ci parliamo, sorridiamo e tentiamo anche di tornare insieme a lavorare in lingua francese. Preparo con cura ogni dettaglio, ogni momento della lezione (le mie radici brianzole mi hanno sempre “costretta” ad essere diligente e precisa sul lavoro…) vaglio ogni proposta, la analizzo, cerco di prevedere le vostre reazioni e di studiare alternative percorribili. Ma mentre in classe mi basta uno sguardo per far scattare il piano B, dietro lo schermo del pc posso solo immaginare i vostri pensieri disordinati o la vostra diligente attenzione, il vostro mondo mi arriva distante e, a tratti, indecifrabile. Allora, solo dopo l’uscita di tutti dalla video-chiamata, quando anch’io clicco sul tasto rosso “abbandona”, realizzo, ogni volta, che quel che mi manca non è la scuola fatta di pareti, classi, lim, tavoli, sedie, aule e corridoi, ma è la scuola fatta di voci, di grida, di sguardi, di sorrisi e di risate, di pacche sulle spalle, di parole che curano e consolano o che, quando serve, aiutano a crescere con qualche sano rimprovero e qualche animata discussione. E’ tutto questo mondo, riempito di emozione e cuore, che merita di essere “scuola”, che si trasforma ogni giorno in “vita”, che si arricchisce dei volti di ciascuno, dei pensieri contraddittori, dei litigi, degli abbracci, di tutto il vostro pazzo e scatenato universo interiore.

Solo una speranza, che tento di tenere disperatamente viva, riesce a consolarmi, ad asciugare le lacrime di questi tristi giorni: quella che queste settimane possano servire a ridare a te, cara scuola, tutto quello che meriti: i nostri pensieri più affettuosi, il nostro impegno a farti crescere e migliorare sempre più, il nostro abbraccio distante ma mai così stretto, forte e sentito, la nostra consapevolezza che sei solo tu a poter rendere migliore il nostro mondo, la nostra società, che solo nelle tue aule possono crescere uomini e donne di domani, cittadini solidali e responsabili, che solo nella condivisione delle nostre fatiche, delle nostre paure, del nostro dolore, si costruisce, tra le tue pareti, la nostra umanità più bella e più vera, insomma, il desiderio che tu possa diventare, per tutti, quello che da sempre sei per me…casa!

"Cara scuola da quando è scoppiato questo virus ti abbiamo sostituito con il computer. Mi manca la scalata con lo zaino pesante per arrivare alla classe e soprattutto Mirella e i miei amici. Quando ero costretto ad alzarmi presto per venire da te ero annoiato ma ora che siamo chiusi a casa mi manchi... Spero di ritrovarti presto...." (Massimo - cinquième C)

 

 

 

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